Un viaggio

domenica, 1 marzo 2015

 

Non so se vi sia mai capitato di fare un viaggio in ambulanza. A me, sì, proprio ieri. Stavo guardando una partita, di rugby, naturalmente. Giocava mio figlio.  Improvvisamente mi sono sentito mancare. Ricordo di aver provato ad opporre resistenza a quella strana cosa, che mi stava afferrando come se volesse portarmi via.

A volte capita di avere un capogiro, un abbassamento di pressione, cosi ho detto tra me e me: “adesso passa, dai, adesso passa”, e quando, mi sono reso conto che non passava manco per niente, ho cercato di sostenermi alla recinzione, con le dita infilate nei rombi verdi della rete.

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Quando mi sento bambino

domenica, 11 gennaio 2015

 

Ogni qualvolta capita di tornare al campo. Mi sento bambino.
Sarà quell’aria che spruzza vento leggero di maestrale sul viso. Il profumo dell’erba umida. Il vociare dei ragazzini che giocano.
E senza rendermi conto mi ritrovo ad osservare attraverso i piccoli rombi della rete.

Palla su!
I miei occhi seguono il percorso in aria dell’ovale. Salto e afferro la palla al volo. Atterro bene con le gambe diritte ben piantate a terra.
Spalle agli avversari, spingo e spingono verso me i miei compagni. Dai! Dai che stiamo avanzando. Ancora. Spingiamo!

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La mischia

domenica, 14 dicembre 2014

 

La mischia si nutre. Di passaggi in avanti. Di spinte. Di abbracci sudati. Di maglie tirate. Di colpi nascosti. Del rosso bruciore di lobi sfregati.
La mischia si infiamma. Di sguardi di sfida. Di parole smorzate. Di vapore di fiato. Di contrasti forzati. Di mura di carne.
La mischia si logora. Di sforzi improvvisi. Di impulsi spavaldi. Di occhi negli altri. Di alito e affanno. Di schiene protese.

La mischia si abbatte. Crolla. Cede. Barcolla. Si sfonda. Si schianta. Rimescolando le parti. I pezzi degli uni con quelli degli altri.
La mischia si rialza. Ancora e ancora. Si schiera. Vibra. Tentenna. Si aggrappano mani. Corpi che pressano. Ossa che stridono.
La mischia si flette. Si inarca. Dal campo alle nuvole. Da terra al cielo. Dal fango all’azzurro. Da un’ipotesi a una conseguenza.   

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Cos’è la sconfitta?

sabato, 27 dicembre 2014

 

È, l’istante mancato. Quello in meno. Rispetto agli altri. Quello che sarebbe servito. Anche se all’ultimo minuto.
Tutto ciò che avresti potuto fare. A volte, appena in più.

È, la differenza non solo tra i punti fatti e quelli subiti. Ma tra le cose riuscite e quelle meno. Tra gli stessi esercizi. Gli stessi schemi. Eseguiti a memoria in allenamento. Sempre quelli. E poi, ripetuti in partita. E non sempre e non tutti centrati.

È, non avercela fatta. Malgrado tutto. Una vittoria mancata. Lasciata lì. Perdere e sentirsi comunque vincenti. Per quello che hai saputo dimostrare. Mettendoci l’anima. Affidando la vittoria fallita ad un episodio. Una palla imprecisa. Una valutazione  sbagliata.  

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Pioggia, lividi, nocche rosse, mani gelate

lunedì, 8 dicembre 2014

 

La fascetta di cotone azzurro, zuppa di sudore e pioggia, cerca disperatamente di contenere i miei capelli, lasciandomi quasi libero il viso e comprimendo con sempre meno determinazione la fronte e le tempie.
Piove.

Stringo forte la palla tra le mani. E cerco velocemente la soluzione migliore per portarla avanti il più possibile.
Verso i pali.
Scanso il primo e per un soffio anche il secondo avversario.
Il terzo però, prima che riesca a passare l’ovale, mi placca.
Volo.

Atterro pesantemente infilando la faccia tra l’erba fradicia ed il fango freddo che schizza dappertutto e per un attimo mi pare anche di berne, di sentirne il sapore di acqua e terra che scorre in gola, dalla trachea allo stomaco.
Con tutta la forza che mi rimane, mi sollevo aiutandomi con il palmo delle mani che spinge sulla melma.

Pioggia, lividi, nocche rosse, mani gelate.
Quasi rido. Mostrando il nero della gomma del paradenti.
Il gusto ed il ricordo di giornate come queste, altre piogge, altre partite, senza inizio e senza fine, giocando dal dopo pranzo sino a sera inoltrata.

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