Spogliatoio

lunedì, 20 maggio 2013

 

Dove ci si cambia. Liberandosi dagli abiti di tutti giorni, dall’immagine di persona qualunque. Quella che abbiamo all’esterno. Con gli altri.
Per il tempo di una partita, gli abiti staranno lì, in attesa, fianco a fianco, aggrappati agli attaccapanni, abiti di operai, di insegnanti, di studenti, di imprenditori, di disoccupati.
Spogliatoio. Dove ci si dimentica di tutto. Di quel che sta fuori da lì. Dei problemi. Dei dolori. Degli amori. Dei pensieri. Che affollano la mente. Quelli della gente comune. Delle persone qualunque.
 

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Isola è

domenica, 19 maggio 2013

 

Non perché tutt’attorno ci sia il mare che ti senti isola. Non solo per quello.
Isola è, silenzio. Solitudine. Assenza.
Vorresti montagne oltre l’orizzonte, vorresti scorgerne la cima, almeno da uno dei versanti.
Isola è, lontananza. Incontaminazione. Separazione.

Lembo di terra affogato. Che prova ad emergere.
Isola è, voci inascoltate. Voglia di insistere. Di rimanere, a volte di andare.
Il vento, sbuffa costantemente da qualunque lato. Comunque ti metta, il suo sospingerti quotidiano con forza, ti rende più tenace, ostinato.
Isola è, arrangiarsi. Colmare i vuoti. Adattarsi.

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Cos’è il rugby a Capoterra

mercoledì, 1 maggio 2013

 

Quel muro c’è sempre. Oramai nascosto tra le case. Dove prima c’erano vigne e serre di pomodori. Una fermata del bus è proprio lì. Lo spiazzo e la strada erano il campo. C’è una frase scritta in grande, su quel muro. Che oggi non si vede più. Una frase che il tempo ha reso invisibile. Mischiandone le parole alla calce, al vento e alla pioggia. Una frase che, chi vuole, legge comunque. Che se capita di passare lì davanti, ti fa rammentare quelle partite polverose, quel campo duro di terra e pietre, quei ragazzini assolati e quelle vivaci maglie giallorosse.
In quella frase c’è scritto: “ma ti rendi conto che qui si gioca a rugby”.

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Gli uomini che piangono

sabato, 11 maggio 2013

 

Far  finta di niente, non è facile. Quando ti prende alla gola, quel nodo. All’inizio o alla fine di un partita. Che sia una vittoria o una sconfitta. Che sia sul campo da rugby o chissà dove. L’emozione, scherza fortemente e ti sorprende. E cerchi non si sa bene cosa con lo sguardo,  imbrogliando gli occhi con le mani, sperando non si noti troppo che son lucidi.

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A testa in su

giovedì, 25 aprile 2013

 

Poi ti ritrovi. Mentre cercavi. Distrattamente tra i libri. Non sai bene cosa. A sfogliare un vecchio album. Quasi per caso. Il cui dorso consunto. Spuntava da anni. Da un lato della libreria.  
Un vecchio album. Di quelli che non se ne trovano quasi più in giro. Quelli di quando ancora le foto erano solo di carta. Copertina rigida. Fogli interni in cartoncino. Gli angolini adesivi. Per bloccarle bene. Quelle foto. Lì. Per sempre.

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