Il mio paese

sabato, 9 novembre 2013

 

Zappa in mano. Lo sguardo che ride. I calzoni rivoltati. Sugli stivali. L’Alfa mezz’accesa. Appesa alle labbra. Patate. Fagiolini. Sotto i ceppi di aglianico. Dita grosse. Di chi lavora da sempre.Le case al buio. Nei pomeriggi assolati. Sdraiati. A faccia in su. In silenzio. Ad ascoltare i vicoli. Le parole. I discorsi. Sussurrati. Le donne. Le madri. Il lavatoio. La piazza. Il cuore.

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Pensieri in mischia

sabato, 31 agosto 2013

 

La faccia sporca. Di fango. Che mi fissa negli occhi. Di fronte. Inchinato. Quanto serve. Pronto a spingere.

Da qualche tempo, non riusciamo a stare insieme, a fermarci, a stare con noi, io vedo il cartellino appeso  alla tua porta ”non disturbare”… preso da mille cose ... c’è sempre qualcosa che viene prima….. che non può aspettare nemmeno il tempo di un caffè insieme … perché?

La maglia fradicia. Il tallonatore al mio fianco. Si aggrappa a me e all’altro pilone.

...vorrei essere ancora io al centro dei tuoi pensieri e non lo sono più da tanto … lo so, lo percepisco. Non credo che tu non mi ami più, ma lo fai a modo tuo, e forse non è quello che vorrei …

L’orecchio che brucia. Da prima. Le nostre teste quasi sfregano. Attimi che durano tanto. Sapore salato di sudore.

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Lo chiamavamo campetto

lunedì, 24 giugno 2013

 

Stava lì, tra gli stessi palazzi. Dove oggi c’è il parcheggio a pagamento. Di quelli che hanno il sottopiano. Così che si può transitare in auto al disotto. Proprio al disotto del nostro campetto. Di quello spiazzo di pietre e polvere. Sotto le nostre gambe che corrono. Le ginocchia sbucciate. Le nostre facce accaldate. Passavamo lì pomeriggi interi che a forza di giocare diventavano sere.
Quando la sete era così grande da dover interrompere quelle partite infinite, andavamo di corsa a chi faceva prima ad attaccarsi al rubinetto dell’autolavaggio, nel cortile con l’ingresso sulla strada di fronte e l’uscita in quella opposta, eccellente via di fuga, quando capitava che la palla rimbalzasse sui vetri della casa del gommista. Che poi, in fondo, era un bonaccione e ci riparava sempre, anche se con qualche mugugno dei suoi,  quella palla storta.

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Sapore di sale

domenica, 14 luglio 2013

 

Caldo. Piedi che bruciano a stare fermi. Che si infilano. A cercare lo strato di sabbia più profondo. Quello più fresco. Sole a picco. Mani che si perdono. Si  confondono. Con le altre. Cercando in fretta. Nel mucchio. Di corpi che si stremano. Scatto dopo scatto. Sete. Sudore negli occhi. Sapore salato che cola. Sulla pelle. Piove sui visi. Impregna. Gronda sulle maglie. Su questo rettangolo di spiaggia. Infinitesimale campo da gioco. Rispetto al resto dell’arenile. Rispetto a tutto ciò che circonda questo minuscolo mondo a parte.

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Il significato delle parole

domenica, 9 giugno 2013

 

La parola “campo”, non vuol significare soltanto una porzione di terreno dove giocare ma anche la prima voce singolare, modo indicativo, tempo presente del verbo campare, se poi sei di quelli che al campo ci passi praticamente buona parte delle giornate della tua esistenza, allora potranno, un domani, sicuramente ricordarti come quel tizio che al campo durante  tutta la sua vita, campò con entusiasmo e appassionata dedizione.

La parola “squadra”, oltre che utilizzato per indicare l’indispensabile strumento che occorre per il disegno tecnico è il termine impiegato per raffigurare un gruppo di persone che oltre che compagni di gioco divengono solitamente un magnifico gruppo di amici, se poi come squadra è di quelle che sanno disegnare egregiamente un buon gioco sul campo, allora potranno, un domani, ricordare quell’insieme di atleti come una gran bella compagine di artisti.  

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