MiniMaxiRugby

domenica, 23 febbraio 2014

 

Lo chiamiamo Mini. Non perché sia piccolo. O perché sia meno importante.
Anzi!
Lo chiamiamo così: Mini. Per differenziarlo apposta.
Perché a giocarlo, sono quelli che quasi non arrivano al bancone della club house, quando è pronta la pasta.

Quelli che, quando giocano, l’importante è correre da qui, verso l’altra parte. Stringendo forte a se, stretta stretta, quella palla ovale.  
Come a dire: è mia! E guai a chi me la tocca.
Quando le regole, ancora, non occorrono tutte. Bastano quel paio, giusto quelle, per cominciare.

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Le mamme

domenica, 16 febbraio 2014

 

Hai mai assistito ad una partita accanto ad un gruppo di mamme?
Beh, io sì!
Proprio stamattina!
E mentre i figli stavano lì, in campo, loro, le mamme,  tra un  urlo di incitamento verso quel figlio che per un attimo quasi, afferra la palla, e un FORZA RAGAZZI gridato forte con la grinta da ragazzina, parlano di zeppole, di frittura, di tempi di cottura.
Sono le mamme!

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Come eravamo

venerdì, 24 gennaio 2014

 

A quel tempo il rugby ancora non esisteva. Almeno, io e Paolo non sapevamo ancora, esistesse. Ci trovavamo tutti i pomeriggi, dopopranzo, a giocare, verso la fine di quei sessanta del novecento. In quegli anni che spesso capita, per chi come me era appena ragazzino  e  quei magnifici anni li ha solo sfiorati, di rammentare con nostalgia.
Abitavamo entrambi nella stessa palazzina. Tre piani. Sei famiglie. Un cortile.
E un cancello che faceva da porta alle nostre partite a pallone.

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Il tempo mancato

domenica, 26 gennaio 2014

 

Avrei molte cose da raccontarti. E bisogno di tanto di quel tempo per farlo. Tanto quanto quel che è mancato. Quegli anni e quei giorni. Colmati da solitudini e pagine su pagine di libro.

Vorrei un sacco di tempo da dedicarti. Quel sacco rimasto vuoto così a lungo. Ché non saprei dove iniziare. Forse da quella volta. Che forse non è stata proprio l’ultima ma quella che ricordo, lo sia stata. Quella più vicina nel tempo. Prima di quello dopo, mancato.

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Compagni. Fratelli. Di rugby e di vita

sabato, 28 dicembre 2013

 

Ho visto ragazzini di sessantacinque anni non riuscire a terminare una frase. Li ho visti quasi piangere, emozionati.  Col groppo in gola e gli occhi nascosti tra le dita.

Ho ascoltato le loro storie, in cui narravano una vita.  Partita da un luogo qualunque e portata avanti un po’ come tutte, con una palla tra le mani.
 
Ho osservato i volti, diversi tra loro ed in fondo tutti uguali. Di uomini semplici, il cui destino è andato avanti quasi da sé.  Di persone comunque sia andata, felici.

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