Dove stanno andando i nostri ragazzi

domenica, 5 ottobre 2014

 

Biglietto di sola andata che fa un certo, strano effetto. Anche perché di solito si fa sempre anche quello per tornare. In testa, un sacco di idee, senza averne una precisa. L’entusiasmo che ricompare in chi si aspettava almeno qualcosa. Non molto, ma qualcosa. Da questa nostra vita che ci siamo costruiti intorno.
 
La storia si ripete. Quella di quei ragazzi, i nostri genitori, che raccattate le loro cose in una valigia di cartone, partirono per quel nord che oggi non basta più.  Con il sogno di una fabbrica, di un tram  che li riportasse ogni sera a casa, del tepore dei termosifoni in quei lunghi gelidi inverni, della speranza in un futuro concreto.

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L’origine della Specie

domenica, 24 agosto 2014

 

Se sia andata così non ne siamo certi. Ma ci piace immaginare che così sia stato. Ci piace pensare a
quella mattina, si dice, di novembre di quasi due secoli fa, ci piace, che quel giovane studente,
afferrata la palla con le mani, sottraendola ai piedi dei suoi compagni di college, abbia iniziato la sua
corsa, libera e solitaria, verso la linea di porta avversaria.
Sarebbe divenuto il primo, il primate, di tutti quelli che proveranno ad imitare quella sua fuga in
controtendenza.
Quel suo sfuggire alle regole imposte.
Senza rendersi conto che con quel gesto, stava inventando lo sport che del rispetto delle regole, fa il
suo principio fondamentale.

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Il tempo del senza far nulla

domenica, 20 luglio 2014

 

Erano ragazzi. Avevano quella quantità di tempo a disposizione che solo a quell’età è consentito avere. Il tempo del senza far nulla. Quello lasciato scorrere ad osservare le signorine che ogni sera passeggiavano per le vetrine del centro. Una in particolare. E la convinzione per ciascuno che prima o poi sarebbe diventata la sua ragazza.

Così come, prima o poi, sarebbe finita l’estate e controvoglia, sarebbero tornati a scuola, frugando il giorno prima nel ripostiglio alla ricerca dello zaino per i libri, sfogliati così poco che a fine anno, parevano ancora nuovi, e delle scarpe, abbandonate in quei mesi estivi per i sandali e gli infradito.

Con fare furbesco avrebbero tentato di saltare con la scusa di un malore, un’insolazione, o chissà quale altra invenzione, quel terribile primo rientro nei banchi, sapendo già in partenza che comunque, quel pretesto si sarebbe rivelato un vano, inutile, tentativo.

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Certi amici

domenica, 10 agosto 2014

 

Li conosci così, quasi per caso. Li conosci per una
passione comune. Quella di una palla che rimbalza come
vuole. Poi, capita di sentirsi ogni tanto. Di trovarsi.
In giro per i campi. Capita, così come ieri sera, di
aver voglia di due chiacchiere insieme. Davanti ad una
birra. A parlare di arte e di rugby. Che poi, più o
meno, sono la stessa cosa.
 
O di scoprire al telefono che dall’ultima volta non è
più come l’avevi lasciato. Lo  ritrovi scuro,
amareggiato. Anziché come sempre, energico e
inesauribile. E ti meraviglia il suo sconforto. Ti
lasciano interdetto le sue parole. Quasi rammaricandoti
di quella telefonata. Che se l’avessi immaginato forse
non  l’avresti fatta. Per lasciare tutto così, come
ricordavi. O forse sì.

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Un papà

domenica, 13 luglio 2014

 

Un papà è quello che ti aspetta.
All’uscita di scuola. Mentre anziché salire subito in auto perché era già tardi, rimanevi ancora cinque minuti a giocare e rincorrere i compagni e lui, lì, con lo zaino e il tuo giubbotto in mano ad osservarti tra il quasi divertito e il quasi arrabbiato.
Quello che ti accompagnava al campo, quando ancora non capiva nulla di rugby e gli pareva proprio uno sport un po’ strano. Che però l’aveva convinto tuo zio a portarti, anche perché, altrimenti, sarebbe passato lui a prelevarti a casa.

Un papà è quello che ti aspetta.
Ad ogni partita. E quando a poco a poco si rese conto, la passione poi lo prese, così nell’attesa dell’ingresso delle squadre in campo, ogni volta, tra le altre, cercava la tua testa spuntare dagli spogliatoi, provando in lontananza ad individuarti dalla tua corsa, dalla maglia messa fuori, a riconoscere la tua faccia, tesa, concentrata, così distante in quel momento, quasi non fosse la tua solita.

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