Il papà del rugbista

sabato, 10 dicembre 2011

 

È quello convinto che suo figlio, sarà la prima terza linea sarda che giocherà in nazionale.
Tutto sudato. Con la macchina fotografica a tracolla. Tenace. Si sposta da una parte all’altra . Seguendo la linea di bordo campo. Così come si muove il gioco.

Quello che non si stanca mai di chiedere al figlio, quando oramai si è arrivati al campo,  se si è ricordato di prendere il paradenti. Che le prime volte, non aveva capito che il terzo, non è un tempo giocato. Ma che bisogna comunque essere ben allenati. E non beveva mai birra. Neanche con la pizza.


Quello che non aveva mai visto due squadre abbracciarsi a fine partita.
La squadra di suo figlio e gli avversari. Quelli, adesso sa, con i quali si gioca con e non contro. Che le regole di gioco le ha quasi messe a fuoco,  anche se ancora non capisce bene quando e perché, l’arbitro fischia la punizione.

E ha imparato a tenere pronti nel cofano, un bel paio di stivali. Sì, perché non sempre i campi da rugby, drenano bene l’acqua piovana. Gli piace fare foto. Con la scusa di farne al figlio. Diventa poi, il fotografo ufficiale della squadra. Così, come capita un po’ a tutti. Si inizia ad accompagnare il proprio figlio e si diventa padri anche di tutti gli altri.

Così nascono i dirigenti. Così, perché si è padri. E questo vale anche per le madri.
Già perché la mamma del rugbista, spesso è più tifosa del marito. E il giorno della partita molla tutto. Quando il papà sale in auto la trova già seduta. Pronta. Colorata con i colori della squadra. Che non vede l’ora. Anche se la sera prima è andata a letto molto tardi. Preparando la roba per tutti.

Il papà del rugbista è diverso dagli altri. Perché i papà non sono tutti uguali. Alcuni altri, urlano, sbraitano. Non stanno fermi. Imprecano verso l’arbitro. Verso l’altra squadra. Lui, no. Lui ha imparato. Ad accettare quel che il campo stabilisce. Senza commentare più di tanto.  

Agli inizi era dura. Poi, ha capito. Partita dopo partita. Ha capito che questo non è solo uno sport. Che quanto imparano i ragazzi, servirà loro per sempre. La correttezza. L’educazione. Lo stimolo per fare ogni volta meglio della volta precedente. Ammettendo senza scuse, le proprie responsabilità.

E questo dipende principalmente dal comportamento di chi sta intorno a questi figli.
Dipende dagli allenatori. Primi educatori. Riferimenti importanti nella giovane età.
E dipende dai padri. Dalle madri. Dagli amici.
Dall’ambiente che li circonda.

Il papà del rugbista ha uno solo cruccio che è quello di non aver mai giocato.
E adesso è troppo tardi. Sì, potrebbe provare in una squadra di old. Ma te lo vedi uno che per una volta che ha provato per dieci minuti due passaggi in campo, ha vinto la coppa: “un consiglio: cambia sport!” ?