Cos’è la sconfitta?

sabato, 27 dicembre 2014

 

È, l’istante mancato. Quello in meno. Rispetto agli altri. Quello che sarebbe servito. Anche se all’ultimo minuto.
Tutto ciò che avresti potuto fare. A volte, appena in più.

È, la differenza non solo tra i punti fatti e quelli subiti. Ma tra le cose riuscite e quelle meno. Tra gli stessi esercizi. Gli stessi schemi. Eseguiti a memoria in allenamento. Sempre quelli. E poi, ripetuti in partita. E non sempre e non tutti centrati.

È, non avercela fatta. Malgrado tutto. Una vittoria mancata. Lasciata lì. Perdere e sentirsi comunque vincenti. Per quello che hai saputo dimostrare. Mettendoci l’anima. Affidando la vittoria fallita ad un episodio. Una palla imprecisa. Una valutazione  sbagliata.  

È, un punto di ripartenza. Quella linea in basso, a tirare le somme. Il risultato. L’esito finale. Opposto all’altro.
È, lo smontaggio di un’ illusione. L’evidente, tangibile, concreta dimostrazione dei tuoi limiti.  

L’inizio di una nuova sfida. È, ricominciare daccapo. Partendo dal punto in cui l’arbitro ha fischiato la fine. Facendo tesoro di esperienze positive e negative.
Per rilanciare. Per riproporsi. Con maggiore determinazione. Più di prima. Più che mai.

È, la cura adatta a ridimensionare. A placare gli eccessi. Dopo le vittorie. A smorzare la convinzione di essere sempre e comunque i primi. I più bravi. I più forti. A far poggiare di nuovo i piedi per terra.

Ad accorgersi che l’avversario c’è. È lì. Che si allena. Si prepara. Caparbio come mai. Che non aspetta altro che scoprirti distratto, per un attimo, per quell’istante mancante. Quello in meno. Rispetto agli altri. L’istante che decide se farti vincere o perdere. Quello che sarebbe servito. Anche se all’ultimo minuto.

È, avere la forza di sorridere. Comunque. Dopo. Anche se controvoglia.  Anche se vorresti sparire.  Sapendo di dover reagire. Di archiviarla tra le altre. Ponendola in cima a quelle precedenti. Consapevole che non sarà l’ultima. Lavorando subito. Per far sì che la successiva non coincida con la prossima partita.  

È, riflettere sugli errori. Che siano una somma o uno soltanto. Accettandone il gusto. Quel sapore noto che sa di amaro. Di occasioni sprecate. Scappate. Di porte sbattute. Di rinunce. Di appuntamenti mancati. Di tutto ciò che, oramai, conosci molto bene.

Perché viene meglio perdere. È più facile. Tant’è che in classifica solitamente chi è primo è solo. Gli altri siamo tutti noi. Che a volte vinciamo. Ma che solitamente sbagliamo. Per un attimo. Quello in meno. Rispetto agli altri.