La mischia

domenica, 14 dicembre 2014

 

La mischia si nutre. Di passaggi in avanti. Di spinte. Di abbracci sudati. Di maglie tirate. Di colpi nascosti. Del rosso bruciore di lobi sfregati.
La mischia si infiamma. Di sguardi di sfida. Di parole smorzate. Di vapore di fiato. Di contrasti forzati. Di mura di carne.
La mischia si logora. Di sforzi improvvisi. Di impulsi spavaldi. Di occhi negli altri. Di alito e affanno. Di schiene protese.

La mischia si abbatte. Crolla. Cede. Barcolla. Si sfonda. Si schianta. Rimescolando le parti. I pezzi degli uni con quelli degli altri.
La mischia si rialza. Ancora e ancora. Si schiera. Vibra. Tentenna. Si aggrappano mani. Corpi che pressano. Ossa che stridono.
La mischia si flette. Si inarca. Dal campo alle nuvole. Da terra al cielo. Dal fango all’azzurro. Da un’ipotesi a una conseguenza.   

La mischia si compatta. Rinsalda la spinta. E ricomincia daccapo. Come quando tutto è nero. Sbagliato. In cui provi ancora. L’ennesima volta.
La mischia si inzacchera. Scivola. Riemerge. Stringe. Schizza. Sputa. Tossisce. Rigurgita. Rifiata. Si aggancia. Struscia. Percuote. Azzanna.
La mischia si placa. Sorride. Spossata. Si abbraccia. Sincera. A maglie diverse. Bagnate. Dalla stessa pioggia. Lo stesso sudore. La stessa fatica. La medesima, ostinata, caparbia, incorreggibile, matta, filosofia di vita.