Come una mosca dietro il vetro

sabato, 1 novembre 2014

 

Da qualche minuto, ostinatamente, sta cercando uno spazio in cui superare quella barriera trasparente di vetro. Cerca una fessura per poter uscire e raggiungere l’esterno. La osservo. Sbatte e ribatte. Si poggia dove capita, per un attimo prende fiato e ci riprova. Ancora, ancora e ancora.

Il cielo, quel cielo oltre la finestra, è quasi grigio. Seduto, mi dondolo sulle gambe posteriori della sedia. La caffettiera tra un po’ prenderà a sbuffare, oramai il tempo che gli occorre, sta per scadere. E il buon profumo di caffè comincia già a diffondersi e a pervadere la stanza.
 

Mi alzo per spegnere il fornello. Verso il caffè. E porto la tazzina bollente alle labbra. E così, sorseggiando, mi avvicino alla finestra.
Lei, sta lì.
Adesso è immobile. Forse esausta, forse rassegnata. Forse disperata.

Sposto la tazzina da una mano all’altra e con la destra afferro la maniglia e lentamente, la ruoto in senso orario. Una ventata di aria umida si infila immediatamente nella stanza, andando a mischiarsi con quella che già mi stava intorno.

Lei, dopo aver assorbito l’urto di quel vento improvviso, è nuovamente lì, forse ancora non si rende conto o forse è solamente incredula. Con la mano cerco di spingerla, accompagnandola verso quella parte di finestra aperta. Dopo alcuni tentativi a vuoto, finalmente riesce a volare via. E dopo un attimo non la vedo più.
 
Mi affaccio, poggio i gomiti sul davanzale e guardo giù. Per strada il solito brulicare di persone indaffarate a vivere la propria vita. Che stanno in auto, in bus, camminano sul marciapiede. Convinte di essere libere. Sicure di poter decidere. Anche se a volte, capita proprio di sentirci, come una mosca dietro il vetro.