Volevamo essere onde

domenica, 19 ottobre 2014

 

Osservavamo le onde che infrangendosi contro gli scogli, parevano come se volessero liberarsi e fuggire lontano.  E ci sentivamo così, come quella schiuma di mare che tentava di librarsi verso il cielo per non volersi arrendere alla risacca.

Se non ci avesse sorpreso il buio, saremmo rimasti lì. Consapevoli che quel momento magico e irripetibile sarebbe rimasto con noi a tormentare di nostalgia le nostre giornate.

Rientrando, ci accorgemmo di quanto fossimo soli, di quanto fosse deserta la strada. Come se a quell’ora, quella sera,  il mondo si fosse nascosto, apposta, chissà dove. Eravamo noi, soli.

E la luce dei lampioni scherzava con le nostre ombre. E il profumo del mare. E i nostri passi che rimbombavano nella solitudine di quello sterminato, insostenibile silenzio.

Arrivammo al parcheggio. I nostri occhi si cercarono, trovandosi.  Solo un cenno, un sorriso. Era tutto ciò che ancora dovevamo dirci. Il resto sapevamo di doverlo tenere per noi, per sempre.

Le nostre auto. Due persone. Noi due. Due storie. Che ad un certo punto incrociandosi sono state parte di un’unica storia. Per un periodo, anche se breve, che basta a cambiare il senso di una vita.

La nostra. Che saremmo voluti essere schiuma di mare salata che vibra, urta, si lancia e si protende, nel tentativo di afferrare il cielo. E volare via con lui. E volare via con lui. E volare via con lui.