L’origine della Specie

domenica, 24 agosto 2014

 

Se sia andata così non ne siamo certi. Ma ci piace immaginare che così sia stato. Ci piace pensare a
quella mattina, si dice, di novembre di quasi due secoli fa, ci piace, che quel giovane studente,
afferrata la palla con le mani, sottraendola ai piedi dei suoi compagni di college, abbia iniziato la sua
corsa, libera e solitaria, verso la linea di porta avversaria.
Sarebbe divenuto il primo, il primate, di tutti quelli che proveranno ad imitare quella sua fuga in
controtendenza.
Quel suo sfuggire alle regole imposte.
Senza rendersi conto che con quel gesto, stava inventando lo sport che del rispetto delle regole, fa il
suo principio fondamentale.

Nasceva il rugby, quel giorno, grazie all'iniziativa imprevedibile di uno studente, forse stanco, in quella
partita, di rimanere ai margini del gioco, di non riuscire a confrontarsi allo stesso livello degli altri
giocatori o semplicemente stufo di dare calci ad una palla che veniva sicuramente meglio portare verso la metà campo avversaria, stretta tra le mani.     
Un'azione di gioco inconsueta, ribelle, istintiva, forse disperata. Che da quel momento in poi avrebbe
contraddistinto quel ragazzo, quel gioco, quel modo di pensare, da tutto ciò che esisteva prima.     
Così, si narra, sarebbe nato il primo rugbista, così, vuole la leggenda. Nasceva, quel giorno, una stirpe.
Composta da giovanissimi e meno, da donne e uomini, spesso caparbi, cocciuti, spesso leali, quasi sempre, e generosi, innamorati tutti di un semplice gesto, ripetuto e ripetuto all'infinito: quello di afferrare con entrambe le mani una palla ovale e correre in meta.