Un papà

domenica, 13 luglio 2014

 

Un papà è quello che ti aspetta.
All’uscita di scuola. Mentre anziché salire subito in auto perché era già tardi, rimanevi ancora cinque minuti a giocare e rincorrere i compagni e lui, lì, con lo zaino e il tuo giubbotto in mano ad osservarti tra il quasi divertito e il quasi arrabbiato.
Quello che ti accompagnava al campo, quando ancora non capiva nulla di rugby e gli pareva proprio uno sport un po’ strano. Che però l’aveva convinto tuo zio a portarti, anche perché, altrimenti, sarebbe passato lui a prelevarti a casa.

Un papà è quello che ti aspetta.
Ad ogni partita. E quando a poco a poco si rese conto, la passione poi lo prese, così nell’attesa dell’ingresso delle squadre in campo, ogni volta, tra le altre, cercava la tua testa spuntare dagli spogliatoi, provando in lontananza ad individuarti dalla tua corsa, dalla maglia messa fuori, a riconoscere la tua faccia, tesa, concentrata, così distante in quel momento, quasi non fosse la tua solita.


Un papà è quello che ti aspetta.
Ogni sera, anche se ormai sei grande. E sa che tanto rientrerai. Anche se le lancette hanno girato per il nuovo giorno già da alcune ore e tra poco sarà tempo di alzarsi, cercando di prendere sonno senza dormire, provando a immaginare il rumore da un momento all’altro del cancello, della porta, delle chiavi, del click dell’interruttore, dei passi per le scale, aspettando che finalmente, si accenda la luce del corridoio per appisolarsi un po’.

Un papà è quello che ti aspetta.
Ogni giorno. Anche quando sembra che non ti stia calcolando. Anche quando mentre parli sembra che stia pensando ad altro. Anche quando ti dà l’impressione di non volerti tra i piedi. E forse invece vorrebbe potersi confidare con te. Come ad un amico. Uno dei pochi. Il migliore.
Quello che quando ride,  gli fa ricordare ancora, le boccacce strane che facevi sul seggiolone.