MiniMaxiRugby

domenica, 23 febbraio 2014

 

Lo chiamiamo Mini. Non perché sia piccolo. O perché sia meno importante.
Anzi!
Lo chiamiamo così: Mini. Per differenziarlo apposta.
Perché a giocarlo, sono quelli che quasi non arrivano al bancone della club house, quando è pronta la pasta.

Quelli che, quando giocano, l’importante è correre da qui, verso l’altra parte. Stringendo forte a se, stretta stretta, quella palla ovale.  
Come a dire: è mia! E guai a chi me la tocca.
Quando le regole, ancora, non occorrono tutte. Bastano quel paio, giusto quelle, per cominciare.

E fa quasi meraviglia di come sia, per loro, così semplice giocare.
Perché è sicuramente molto meglio afferrarla con le mani, che chissà come, quella strana palla, e poi, correre via.
Quelli che, quasi quasi, non si fermano neanche a tempo scaduto.
E vorrebbero continuare e giocare e correre e rincorrere e ridere e sudare e ripartire e che alla fine non sanno più dove hanno poggiato la giacca della tuta.

Ma quando l’arbitro fischia, tutti in cerchio. Tutti mischiati. Tutti insieme. Tutti sporchi. Tutti abbracciati.  Tutti, o quasi, sorridenti. Tutti e un  bell’urlo, anzi due: uno per una squadra e uno per l’altra. E il conteggio delle mete fatte e di quelle subite, di solito, non l’ha nessuno. Anche perché, ancora sono alle prime armi con l’aritmetica.

Però che figata, eh?
Soprattutto in quelle giornate, così piovose ma così piovose che le scarpette inzaccherate pesano così tanto che, alla fine, si cammina tutti come palombari.
Quando anche chi, non sentendosi sufficientemente infangato, si tuffa apposta nella pozzanghera più grande.
Che per tornare a casa, tocca rivestire di buste di plastica, il sedile dell’auto.

Prima però, il terzo tempo. Pasta al sugo, doppia razione. Crostata, dolci al cioccolato, di quelli che fanno scoppiare la pancia solo a vederli. Ma è bene, sempre, assaggiarli. Almeno due. O tre. E forse anche quattro.
Tavolata lunga. Seduti tra compagni e avversari. Che ancora non sanno che sono già,  amici per sempre. Che quel momento, è uno dei primi, di tanti.
Che seguirà sempre una partita. Un’infinità di partite.       

Lo chiamiamo Mini. Ma dovremmo chiamarlo Maxi. Sarebbe giusto.
Perché è da lì che tutto ha inizio.
Da dove nasce, e poi cresce, si sviluppa, e si fa adulta una passione.
Dove germoglia l’educazione al rispetto di regole che serviranno a giocare meglio, anche nella vita.
Dovremmo considerarlo così. Veramente! Come il punto di partenza da cui s’incammina, chi comporrà  la società di domani.
Che, speriamo sia migliore.
Anche se, dal sorriso sdentato e lo sguardo birichino di chi adesso mi sta osservando … non si direbbe!