Come eravamo

venerdì, 24 gennaio 2014

 

A quel tempo il rugby ancora non esisteva. Almeno, io e Paolo non sapevamo ancora, esistesse. Ci trovavamo tutti i pomeriggi, dopopranzo, a giocare, verso la fine di quei sessanta del novecento. In quegli anni che spesso capita, per chi come me era appena ragazzino  e  quei magnifici anni li ha solo sfiorati, di rammentare con nostalgia.
Abitavamo entrambi nella stessa palazzina. Tre piani. Sei famiglie. Un cortile.
E un cancello che faceva da porta alle nostre partite a pallone.

In un freddo pomeriggio piemontese, il primo pari e dispari, stabilì squadre e giocatori. Con quali maglie da quel giorno in poi avremmo giocato.
Toccò a me la prima scelta e decisi per il Milan. Paolo che se avesse potuto avrebbe fatto anch’egli la stessa scelta, optò per il Santos, la squadra in cui giocava il più forte del mondo.
Così diventammo da quel pomeriggio e per tutti quelli successivi, io Rivera e lui Pelè.

In panchina però, per entrambe le squadre, decidemmo per lo stesso allenatore. Anche perché era uno che valeva due. Triestino. Stazza e grinta che avrebbe potuto essere un buon rugbista.
Quello che per la prima volta aveva vinto la Coppa dei Campioni.
Pressappoco mentre io nascevo.
Nereo Rocco, El Paròn, era lui il nostro allenatore.
Ed entrambi durante le fasi di gioco, ci voltavamo verso di lui, lì seduto, all’ombra del suo cappello, che dirigeva una volta la squadra del mio amico e l’azione successiva, la mia.