Compagni. Fratelli. Di rugby e di vita

sabato, 28 dicembre 2013

 

Ho visto ragazzini di sessantacinque anni non riuscire a terminare una frase. Li ho visti quasi piangere, emozionati.  Col groppo in gola e gli occhi nascosti tra le dita.

Ho ascoltato le loro storie, in cui narravano una vita.  Partita da un luogo qualunque e portata avanti un po’ come tutte, con una palla tra le mani.
 
Ho osservato i volti, diversi tra loro ed in fondo tutti uguali. Di uomini semplici, il cui destino è andato avanti quasi da sé.  Di persone comunque sia andata, felici.

Ho letto nei ricordi di ciascuno, la stessa nostalgia. Le stesse corse sfrenate. Le stesse giornate infinite. Percependo l’eco di quelle urla divertite di ragazzi.

Ho capito cos’è che ci fa sentire compagni per tutta la vita. Quando li ho visti stringersi in cerchio. Come se la partita fosse appena finita, e non fossero passati tutti quegli anni.

Ho avvertito nei loro sguardi, alla fine, la voglia di non andare più via. E restare lì,  così, per sempre stretti agli amici più cari. Compagni. Fratelli. Di rugby e di vita.