Spogliatoio

lunedì, 20 maggio 2013

 

Dove ci si cambia. Liberandosi dagli abiti di tutti giorni, dall’immagine di persona qualunque. Quella che abbiamo all’esterno. Con gli altri.
Per il tempo di una partita, gli abiti staranno lì, in attesa, fianco a fianco, aggrappati agli attaccapanni, abiti di operai, di insegnanti, di studenti, di imprenditori, di disoccupati.
Spogliatoio. Dove ci si dimentica di tutto. Di quel che sta fuori da lì. Dei problemi. Dei dolori. Degli amori. Dei pensieri. Che affollano la mente. Quelli della gente comune. Delle persone qualunque.
 

Seduti sulla panca, stretti per starci tutti, con i piedi scalzi, poggiati sul pavimento gelido. L’odore di umido fogna che arriva dalle docce. Quello del compagno accanto che si mischia al tuo. Con il quale hai condiviso tanti episodi, tante emozioni. Con il quale spartisci la stessa tensione. Mentre in silenzio ci si prepara. In attesa delle maglie. Le maglie tutte uguali. Con il solo numero diverso sulle spalle, l’unica differenza, tra l’una e l’altra.  

Le parole del capitano irrompono compatte. Sbattendo sulle piastrelle bianche delle pareti e sulle facce. Le frasi adatte. La carica giusta. Cercando di condensare tutto in poche parole. Riaffermando il perché sono lì. Perché gli avversari sono forti e loro dovranno esserlo ancora di più. Perché fuori ci sarà burrasca, ma loro vinceranno, comunque. Perchè sono una squadra. Una vera squadra.
E l’urlo di tutti esplode e rimbomba all’interno dello stanzone.

Spogliatoio. Grosso cubo. Custode di strategie e discorsi importanti. Illusioni e  grandi vittorie. Che ha visto crescere tanti ragazzi. E ha vissuto le loro storie. Perché lo spogliatoio è quello. Sempre quello. Lo stesso per i piccoli, per i ragazzi, per i più grandi. Che sorveglia gli abiti appesi e quelli lasciati alla rinfusa sulle panche, mentre tutti escono verso il campo. E aspetta al rientro. Pronto a farsi inzaccherare di fango. Che non sempre ha la caldaia che funziona. E spesso è più piccolo di quanto occorre. Ma che accoglie tutti.   
Perché lo spogliatoio è democratico.