Gli uomini che piangono

sabato, 11 maggio 2013

 

Far  finta di niente, non è facile. Quando ti prende alla gola, quel nodo. All’inizio o alla fine di un partita. Che sia una vittoria o una sconfitta. Che sia sul campo da rugby o chissà dove. L’emozione, scherza fortemente e ti sorprende. E cerchi non si sa bene cosa con lo sguardo,  imbrogliando gli occhi con le mani, sperando non si noti troppo che son lucidi.

Gli uomini quando piangono, chissà perché, un po’ si vergognano. Forse si sentono ridicoli. Forse perché finalmente si riscoprono bambini. E si rivedono in quella notte di temporali, davanti alla porta della camera grande, a bussare forte e con la voce agitata dai singhiozzi, correre per infilarsi nel lettone, tra mamma e papà.

Eppure, gli uomini piangono. Spesso lo fanno di nascosto. Con una scusa per spostarsi un momento, di là. Per liberarsi. Per scaricare la tensione accumulata. In quell’attimo di sconforto. Per un’occasione fallita. Per l’abbraccio dei compagni dopo la partita che senti sia stata la tua. Per il ricordo di un amico. Ripensando a quell’occasione mancata che ne valeva cento.
 
Quando gli uomini piangono, capita a volte, non riescano a trattenersi. Così, davanti a tutti. Quando il coinvolgimento è forte, più dell’orgoglio. Più dell’ipocrita maschera da duro. Uomo. Essere umano. Individuo. Che osserva i primi passi in campo del suo bambino che cresce. Quello che bussa forte alla porta quando fuori c’è il temporale. Che piange come fai tu, quando hai paura.