Veneti e rugby

martedì, 1 maggio 2012

 

Capita di trovarsi a cena a casa di una cara amica. In ottima compagnia. Racconti. Di rugby. Di corse in auto. Di valigie lasciate sole in stazione. Al centro della sala d’attesa. Aspettando ci si ricordi di ripassare prima o poi a ritirarle.

Di telefonate alle tre del mattino. Di botte da orbi e fragole a colazione. Dopo una notte senza chiudere occhio. Dopo partite memorabili. Di quando passavi la palla all’indietro e sicuramente, a riceverla, ci trovavi un amico.

Guy, Pietro, Bertrand e Silvano. Risotto agli asparagi. Frittatina di bruscandoli e carletti. Un goccio di rosso. Cabernet mi pare.  Che tra una chiacchiera e l’altra da goccio diventa un bel paio di buoni bicchieri.

 

Padova. Tra Piazza della Frutta e l’altra D’erbe. Tra Palazzo della Ragione e quello del Podestà. Dove Prato della Valle è una delle piazze più belle d’Europa e, osservandola dall’alto, l’ovale più grande del mondo.

Racconti. Di rugby. Di storici derby. Di spareggi infuocati. Di quella volta sotto un diluvio. Di Elio e Dino. Fratelli. Uno Petrarca. L’altro Rovigo. Di un fulmine. Saetta. E un uomo sulle gradinate.  Folgorato.

Giotto. La Cappella degli Scrovegni. Caffè Pedrocchi.  Quando il rugby era quello di allora. Bar Veneziani. Sotoportego dei scudetti. Quello di Gino di ritorno dalla Germania. Il XV della Colonna e l’osteria di via Altinate.

Basiliche e campi. Santi. Campioni. Storie. Di veneti e rugby. Di Memo. Di Doro. Di Ivan. E di altri. Tra sfide passate e ricordi un po’ sfocati. Cercandosi in vecchie foto. Di amici fotografi. Di fotografi matti. Matti di rugby.

La serata si conclude. Dopo tante rincorse all’indietro.  Ad una prossima volta. Ad altre occasioni. Con altre storie. Sempre ovali. Di donne e di uomini. Di touche. Di derby. Di grandi partite. Di veneti e rugby.