Londra e te

sabato, 17 luglio 2010

 

Il vecchio pub, l’odore della moquette, le poltroncine color porpora scuro, sui tavolini il riflesso della luce che proviene dal lucernario ottagonale al centro della saletta, in sottofondo, il brusio anglosassone che si confonde con il rumore del movimento delle pale di un vecchio ventilatore appeso al soffitto.

Londra e te.

I mercati da Columbia Road a Brick Lane, da Spitafield a Brixton, i colori, gli aromi,  la moltitudine di razze e poi Covent Garden, Camden Town, Oxford Street, Piccadilly Circus e ancora e ancora negozi, bancarelle, Carnaby Street, grandi magazzini, fast food, Baker Street e negozi vintage.

Strade affollate, riempite ai lati dalla gente che passeggia sui marciapiede e in mezzo dai “double-decker” i bus rossi a due piani mescolati ai tanti black cab, i taxi  caratteristici che si incrociano e si confondono. Musica. Tanti generi, qui forse tutti. In ogni spazio. Nello spazio.

Il cambio della guardia a Buckingham Palace, il Big Ben, The Tower of London, i musei, il Tamigi, tutto sfiorato velocemente, la città è immensa, Soho e Chinatown, Shoreditch, Hackney Road, e tante, tante cose che rimarranno da scoprire, la scusa buona per tornare ancora.

I leoni a Trafalgar Square sono fermi, in silenzio. Osservano e sopportano i ragazzini che arrampicandosi sulla loro schiena cercano l’equilibrio giusto per il tanto di una foto, l’ultima prima dell’imbrunire.

Gente, persone, folla, verso l’ingresso della metro, giù, sotto, lungo il corridoio  quattro ragazzi cantano un pezzo conosciuto. Hanno i capelli corti, a caschetto e la faccia simpatica. Sembrano proprio loro. Quei quattro lì, quelli famosi, quelli di Liverpool.

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