Cosa rimarrà di questo mite novembre

lunedì, 26 novembre 2012

 

Brescia. Roma. Firenze.
Tonga. All Blacks. Australia.
Polenta ai porcini. Cicoria strascicata, broccoli al peperoncino. Ribollita e tagliolini al tartufo.
Trolley. Aereo. A volte bus altre l’auto.
Quasi non si fa a tempo a rientrare che già si riparte.
E splendida è la sera passeggiando lungo l’Arno. Passando prima a salutare Pablo a Palazzo Reale, Renato al Vittoriano e poi Dante a casa sua.
Con la scusa del rugby.


Tre partite. Gli azzurri e gli altri.
I nostri che crescono man mano che ci spostiamo da una città all’altra.
Gli altri sono quelli dell’emisfero sud.
Quel luogo in cui le stelle pare ruotino in senso opposto e questo nostro novembre. Lì, è quasi estate.
Dove l’ovale è tradizione, cultura, sin da piccoli.
Mentre noi ci ritroviamo bambini con una palla tonda tra le mani, prima ancora di riuscire a capirne l’uso.
Per questo stiamo sempre a rincorrere il tempo perduto.
E chissà quanto ci vorrà ancora prima che per la bislunga sia normale frequentare tutte le scuole. Come il calcio, il basket o la pallavolo.

Comunque sarà a forza di provare e riprovare a rincorrere o sarà merito dell’accento transalpino del coach ma con Tonga vinciamo, con la Nuova Zelanda per quasi 70 minuti resistiamo bene e per un soffio, solo 3 punti, un calcio di punizione fuori di poco, non pareggiamo con l’Australia.
Così questo mese dal tempo mite che ancora ci concede il piacere di due passi all’aria aperta, tra Ponte Vecchio, via Condotti e Piazza della Loggia, da un fine settimana all’altro, se ne va, ci saluta.
Da un viaggio a una corsa al bus.
Da una fila al check-in a una lieve dormita in aereo.
Da un panino e una birra al terzo tempo che visto l’orario, fai visita anche prima che inizi la partita, a una libreria.
Da un albergo a un teatro dove Paolo, tallonatore, campione d’Italia con il Brescia e nazionale negli anni settanta, recita nella parte di Keith, All Black numero 686.
Da un paio di baffi alla ricerca contro il cancro.
Da un inno cantato a squarciagola da tutti i presenti sugli spalti al silenzio preoccupato prima e agli applausi all’uscita dal campo dopo, l’infortunio di Mirco.

 

Cosa rimarrà di questo mite Novembre?
Un insieme di emozioni, di esperienze, di parole, di azioni di gioco, di facce, di strade, di amici.
Un mucchio di storie.
Da raccontare.

 

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