Leggeri come vento

mercoledì, 22 settembre 2010

 

Correvamo sull’erba leggeri come vento, come vento che sfiora le cime e si infila nei canaloni tra una collina e l’altra, tra piante di sugherella e lentischio, sino ad arrivare a noi, soffio impetuoso e testardo, sbattendoci addosso, sfidando la nostra fronte di ragazzi  che si cercano con gli occhi socchiusi, a memoria.

Ci passavamo la palla al campo leggeri da uno all’altro, compagni di squadra e gruppo di amici, semplici, imprevedibili, ostinati guardiani di una linea disegnata a terra, bianca sul verde ventre della terra,oltre la quale l’equipaggio avversario, quindici volti  partiti da lontano, non doveva mai approdare.

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The coach

domenica, 8 agosto 2010

 

E’ il tuo fratello maggiore.

Sa cosa vuoi, come prenderti e cosa dirti.

Nei momenti tesi del prepartita  infonde fiducia e ti carica. Si accorge di quando sei giù o di quando hai la testa tra le nuvole, se hai un problema e sei preoccupato. Lui è lì.

Pronto a dare un consiglio o una strigliata. Ti osserva e subito capisce.

Come il tuo più caro amico.

Anche quando sbagli e ancora sbagli e lui poi, ti urla addosso.

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Il mare a Bologna

lunedì, 2 agosto 2010

 

Mattina. Il sole. Riflessi. Onde lievi, leggere.

La spiaggia ed il tempo che vola ad un attimo dai miei diciott’anni.

Il mare di mattina presto ad agosto, sa di calma.

Sa di giovani risate miste alla sabbia.

 

Gente. Che va e viene, chiacchierando mentre il treno ancora non si decide a partire.

Coda alle biglietterie. Calca. Mattina d’agosto. Di ferie sognate a lungo.

Occhi chiari, occhi scuri. Visi, volti diversi, gambe che camminano veloci.

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Day is done

lunedì, 21 giugno 2010

 

Il suono di una chitarra, della sua semplice melodia, di corde percosse, sfiorate da dita a volte nervose, sudate.

Passeggiando lungo il fiume Senna o Tamigi che fosse, nel fumo di locali a Marrakech, suonando nel buio, mischiato al riflesso di vetro di bicchieri rovesciati sui tavolini.

La testa scoppia di pensieri.

Tra i capelli.

Giocando a rugby, passando la palla da un accordo a una strofa.

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L'artista

sabato, 14 giugno 2008

 

Addosso, sugli abiti, il profumo delle sere passate a preparare la pasta.

Lavora tutte le notti, mischiando la farina e l’acqua, inventandosi le forme più strane.

Quanto caldo. Anche in quelle sere gelide di inverno.

Gli occhiali mentre impasta scivolano continuamente sul naso, man mano cambiando il colore delle lenti, nel bianco della polvere di grano che lo circonda.

La brace nel forno, accende ed illumina il locale. Si appassiona. Per lui è un arte, come se stesse forgiando tante piccole sculture, creature semplici fatte di materiale povero, che domani saranno scorza e mollica.

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