Baffo

sabato, 20 ottobre 2012

 

Sì, perché nel ’49 più o meno non era poi così diverso da oggi.
E Baffo già lo sapeva.
Perciò scrisse quella lettera. Perché era un giocatore di B come tanti, come diceva lui, di rugby italiano.
Perché tre anni prima, con pochi altri, si era ritrovato in campo con una palla ovale in mano e una squadra da fondare.
Consapevole di doversela sudare, quella porzione di spazio. Cosciente dei sacrifici e degli sforzi da affrontare.
Perché i mezzi erano pochi. Perché i soldi erano quasi zero. Senza palestre, né attrezzature. Senza strutture adeguate.
Così, come oggi.
Perché i giornali, parlavano più che altro di calcio e ciclismo. E i tifosi sugli spalti erano le fidanzate e qualche amico incuriosito da quello sport che pareva così rude. Quello sport, il rugby, che faceva innamorare profondamente quei ragazzi dalle maglie vecchie e scolorite.
Così come oggi.

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Il più grande danzatore di Haka Sarda che abbia mai conosciuto

mercoledì, 9 novembre 2011

 

Dopo i cori e un' infinità di chiacchiere e risa. Dopo la partita. Comunque bella. Loro inglesi. Una squadra divertente. Non ricordo più esattamente di quale luogo esatto della Gran Bretagna.

Uno di loro. Un ragazzo. Poi seppi, di origine neozelandese, togliendosi la camicia, andò a schierarsi a petto nudo, così, all’improvviso. Solo. Dinnanzi a noi. Quelli rimasti.

Facemmo silenzio. Per quanto si possa fare silenzio in una club house colma di rugbisti anglosassoni e rugbisti sardi.

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Che cosa c’è?

mercoledì, 27 ottobre 2010

 

C’è che mi sono svegliato all’improvviso.
Il dolore al fianco urlava forte dentro la mia stanza. Urlava lui ed io in silenzio.
Cercando di riprendere sonno.
Contando le stelle che immaginavo sospese al soffitto.

Quelle stesse che parevano i fari.
Quando al campo, dopo l’allenamento, rimanevamo i soliti quattro – cinque.
Quelle stelle che sbattendo la loro luce sulle nostre sagome.
Ne disegnavano le ombre su quel prato nero di buio.

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Neri di piombo

mercoledì, 17 novembre 2010

 

Piazza Palazzo a Cagliari, se chiudi gli occhi senti ancora il pestare degli zoccoli dei cavalli che trasportano nelle carrozze gli ospiti che questa sera animeranno il ricevimento del Viceré a Palazzo Regio.

Quando sollevi le palpebre e riapri gli occhi sei all’interno del palazzo, tra i ritratti e gli sfarzosi, antichi addobbi.

Poggiate sulle poltrone e i pregiati mobili che adornano le sale, le opere di un artista sardo, capoterrese, nato così come il destino ha voluto, dalle stesse mani, la stessa ostetrica che ha fatto nascere  un altro artista sardo, capoterrese anch’esso, Sergio Atzeni, che scriverà “Passavamo sulla terra leggeri” il romanzo più suggestivo e appassionante della letteratura sarda del dopoguerra.

Gildo per gli amici, Ermenegildo Atzori per il resto del mondo.

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C’è un amico

giovedì, 30 settembre 2010

 

E tu amico mio dove sei?

Quante volte me lo sono chiesto.

Forse quell’amico sparito è riapparso.

Quello con il quale giocavamo, ci passavamo la palla e rincorrendoci, sudati, ridevamo.

 

Forse ora so che c’è.

Non avrò più bisogno di inventarne uno.

Che mi consigli e mi rassicuri quando il buio per me è più buio e gli altri fanno finta di niente.

Inventavamo storie, personaggi fantastici, disegnandone il volto, la sagoma, l’animo.

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