La storia degli uomini che scelsero il coraggio e la lealtà

mercoledì, 14 maggio 2008

 

In un giorno del lontano 1910 in un campo torinese si disputò in Italia il primo match di rugby. Una partita dimostrativa tra il Racing Club Parigi e il Servette di Ginevra. Da quel giorno passò un anno, per poter vedere la prima partita di una compagine Italiana, l’ U.S. Milanese contro i francesi dell’ U.A. Voironnaise. Così iniziò in Italia a diffondersi questa passione. La passione per il gioco del rugby. Diffusa in Gran Bretagna e Francia e nell’emisfero Sud del mondo, si narra addirittura sia stata portata in Italia da britannici di stanza a Genova, che fondarono nel 1893, il Genoa Cricket & Football Club.

Iniziò la Grande Guerra. Ciò comportò naturalmente l’interruzione di tante attività tra le quali quelle sportive. Poi nel 1927 si riprese a giocare e un anno dopo venne istituita la Federazione Italiana Rugby.

In Sardegna proprio nel periodo tra le due guerre fa capolino, tra un manipolo di appassionati, questo sport che ben presto verrà travolto dagli eventi della seconda guerra mondiale.

Nei primi anni cinquanta quando ancora è in corso la campagna di bonifica per la malaria, e ancora è fresco il ricordo dei bombardamenti, gli alleati oltre che la carne in scatola, il chewing- gum e il boogie-woogie fanno scoprire ai ragazzi di Cagliari e dintorni la passione per la palla ovale. Saranno cinque squadre a disputarsi il titolo regionale, le squadre del continente non prendono in considerazione di annettere ai propri campionati le squadre sarde per via dei difficili e onerosi collegamenti. Pertanto si finisce per giocare sempre contro le stesse squadre e gli stessi giocatori. Per questo motivo, dopo appena due anni il rugby nell’isola sparisce. Sarà un silenzio che durerà vent’anni. Sono ancora lontani i tempi del Cagliari di Riva e la fame di sport in Sardegna, viene appagata dal ciclismo e dal pugilato che grazie alle imprese di alcune individualità, catturano l’interesse del pubblico. Mentre gli sport meno popolari come il rugby, ancora stentano ad affacciarsi alla ribalta sportiva isolana.  Finalmente dopo vent’anni, grazie all’impegno della federazione e dell’allora presidente Sergio Luzzi Conti, si avverte una nuova energica  determinazione che cerca di dare uno scossone in favore di questo sport, questo momento viene avvertito anche nell’isola. Nel 1971  nascono in Sardegna quattro squadre due a Cagliari, una a Carbonia e una a Capoterra. Sì, ecco la comparsa della prima squadra capoterrese dal nome Fiamma Capoterra che  debutta nel suo primo torneo sul campo Amsicora di Cagliari. In quella formazione giocarono Gianni Atzori, Gianni e Lello Mura, Antonio e Carmelo Cogoni, Anelli, Balzelli, Primo Farigu. Erano matti per questo sport. E dire che inizialmente al primo impatto, ad una presentazione promozionale di questa disciplina al Poetto, la reazione di questi ragazzi capoterresi, capitati lì quasi per caso fu – No, non è per me! –

Nel 1972 l’impegno di un gruppo di uomini formato da studenti e lavoratori con questa passione mischiata al sangue nelle vene, fondano stabilmente la prima società rugbistica capoterrese, sacrificandosi e autofinanziandosi per poter intraprendere e proseguire quest’avventura. Le prime maglie a bande gialle e rosse, colorano casualmente la prima divisa da gioco, quei colori rimarrano per sempre i colori sociali della società. Pian piano in Sardegna cominciano a muovere i primi passi alcune società nel sud dell’isola e a nord nasce l’Amatori Rugby Alghero. Il campionato sardo però vede la luce solo nel 1977, il Capoterra prende l’attuale  nome di Amatori Rugby Capoterra e vince quell’edizione. Ma c’è sempre troppo distacco tra l’attività delle squadre isolane e la federazione e, infatti, ottengono un netto rifiuto quando chiedono di essere inserite in gironi nazionali. Così si sceglie la promozione del rugby nelle scuole, si organizzano corsi di specializzazione per insegnanti di educazione fisica. Poi con i Giochi della Gioventù, nel 1978 la squadra di Capoterra finisce al primo posto battendo le squadre del Lazio, della Toscana e dell’Umbria. Un anno dopo trionfa a Roma nella fase interregionale e si classifica al quarto posto a Genova nella fase nazionale. Questi piccoli rugbisti, arrivati da un paesino del sud Sardegna, irrompono nei tornei giovanili nazionali, dimostrando che il rugby può coltivare parecchie speranze di divulgazione nel territorio sardo.

Nella Sardegna che cresce rugbisticamente c’è anche la presenza di un tecnico federale per il minirugby, Gianni Atzori, uno dei protagonisti di quella prima partita disputata anni prima, sul campo del Cagliari calcio dello scudetto . Ci sono anche tre arbitri che però hanno  difficoltà ad esercitare la loro passione: mancano le partite e così hanno veramente poche occasioni per poter arbitrare. Il tecnico federale comunque riesce a lavorare bene.

Nel 1977 si tiene a Capoterra la festa del minirugby e nello stesso anno partecipa con due squadre, una delle elementari ed una delle medie, al torneo di Treviso. Ma l’attività seniores è composta solo da tre squadre, i Saracens di Cagliari, l’Alghero e il Capoterra. Il Carbonia e le altre piccole realtà isolane non sopravvivono. Anche se il pubblico comincia a diventare più numeroso, la mancanza di confronto in un campionato nazionale con altre squadre storicamente di tradizione rugbistica maggiore non consente al movimento sardo di accrescere la propria esperienza. Capoterra comunque continua ad occuparsi di giovani. In quegli anni, presidente Giancarlo Salis l’Amatori ha circa trenta tesserati seniores con i quali partecipa al campionato di serie C, ottanta ragazzi del minirugby e inoltre cinquanta ragazzi che fanno attività nelle scuole dell’hinterland di Cagliari.

Nel corso degli anni  le giovanili rimarranno il fulcro dell’attività dell’Amatori Rugby Capoterra, i ragazzi sardi riusciranno ad ottenere eccellenti risultati contro le squadre del continente e addirittura una medaglia d’oro ai Giochi della Gioventù a Roma nell’Ottobre del 1981, una  medaglia d’argento nella finale contro il Padova finita in parità ai giochi della Gioventù nel 1989 mancando la medaglia d’oro solo per differenza di età e una medaglia d’oro ai Giochi della Gioventù nel 1991. Nel 1996 forse il riconoscimento più prestigioso, il premio C.I.A.R. del Club Italiano Amatori Rugby, premio solitamente destinato a squadre di serie A che premia il sodalizio capoterrese per il lavoro svolto con le giovanili e per essersi distinta con la squadra seniores.

I primi passaggi con la palla ovale sui campi di Poggio dei Pini, di Su Loi, della coop. Mille, dove per poter giocare si dovette estirpare tutti insieme un vecchio vigneto, quindi  sul campo di Santa Rosa e finalmente su quello di via Trento. Oggi il campo comunale dove l’attuale compagine capoterrese sostiene gli incontri casalinghi nel campionato nazionale di serie B.

In poche righe non si possono condensare tanti anni di lavoro, di sacrifici, ma anche di soddisfazioni e di vittorie. Anche se la polvere sollevata dalla corsa di quei giovani sardi degli anni trenta, ancora vola sulle nostre giornate dedicate a questa  inguaribile passione. Probabilmente dovremo ancora aspettare degli anni prima che si consolidi nella nostra terra la tradizione rugbistica come nelle terre venete o lombarde, probabilmente dovremo scrivere ancora tante pagine prima di vedere una squadra sarda o comunque degli atleti sardi ai vertici del campionato italiano. Noi saremo qui. Con la penna e un foglio bianco pronti a descriverne le gesta e a condividerne le emozioni insieme a questo splendido pubblico sardo.

all'Amatori Rugby Capoterra

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