Quella volta in via Valvassori Peroni a Milano

venerdì, 8 gennaio 2016

 

La metro. Fermata Lambrate. La pioggia leggera. La club house. Oltre il cancello. Nel cortile del palazzo. Il colore rosso. E quello bianco. Più avanti dall’altro lato della strada, il Crespi. Il campo. I treni. Il fango. I ragazzini. Il rugby ovunque. Dappertutto. Negli occhi. Dappertutto. Nelle frasi. Dappertutto. Tra le parole. Di quelli che entrano. Di quelli che portano lì quel po’ di se stessi. Che poi cedono agli altri.

Un club. Un gruppo di persone. Un gruppo di amici. Una passione. Le storie. I ricordi. E le partite. Le coppe. E le foto alle pareti. A ripercorrere il passato. Dappertutto. Negli occhi. Dappertutto. Nelle frasi. Dappertutto. Tra le parole. Generazioni. Di rugbisti. Dal più ragazzo. A quello meno. Seduti sulle panche. Allo stesso tavolo. A ribadire da dove è cominciata. Come vive. E come proseguirà questa storia così ovale.

 

Mentre Milano sta lì. E tutt’attorno. Tra quelle pareti. E fuori nel cortile. Per la strada. Nel quartiere. Sopra e sotto. Dappertutto. Negli occhi. Dappertutto. Nelle frasi. Dappertutto. Tra le parole. Di vicende narrate a memoria. Di storie memorabili. E di progetti concreti. Di ciò che si potrebbe. Mentre qui già si fa. Quando il rugby è quasi una scusa. Per fare ancora e di più. Per gli altri. Per se. Per tutti.