Un amico, pochi come lui

mercoledì, 14 maggio 2014

 

Ho un amico, un amico caro, a cui, però, il rugby non piace. Cioè, diciamo che se non sapesse  di questa mia passione, probabilmente sarebbe quello sport al quale non avrebbe mai fatto caso più di tanto.

Ho un amico che politicamente se io sto da una parte, lui sta proprio dalla parte opposta. E quando capita di discuterne però poi, la prendiamo sempre a ridere. E ci sfottiamo serenamente.

Ho un amico che quando ancora seguivo il calcio, le nostre migliori cene insieme erano proprio quelle della sera dello scontro diretto, davanti alla tv a tifare uno per una e l’altro per l’altra, entrambi per due grandi squadre ma da sempre rivali.
E sono sempre belle le nostre cene insieme anche se con la tele spenta.


Ho un amico con il quale sono poche le cose che abbiamo in comune. Con cui oramai ci sentiamo e ci vediamo di rado. Eppure ogni giorno mi viene da fargli una chiamata. Ho pronto in  mente il suo numero e poi, preso da centomila cose, la rimando a dopo.

Ho un amico, pochi come lui, di quelli che avresti voglia di berci una cosa insieme mentre gli racconti quel che non diresti ad altri. Quando senti la necessità di confidare i tuoi timori, le tue preoccupazioni, i tuoi sogni, a qualcuno che sai che ti ascolterà senza fare troppe domande.

Ho un amico che per come lo conosco, e lo conosco bene, per la sua lealtà, per la capacità nel sostegno, per la caparbietà, per la sua testa dura, sarebbe un buon rugbista. Se non fosse che il rugby è uno sport che proprio non gli piace.
 
Eppure secondo me dovrebbe provarci un po’ a farselo piacere perché mi pare strano non gli piaccia, mi pare proprio strano …