Quella volta in via Valvassori Peroni a Milano

venerdì, 8 gennaio 2016

 

La metro. Fermata Lambrate. La pioggia leggera. La club house. Oltre il cancello. Nel cortile del palazzo. Il colore rosso. E quello bianco. Più avanti dall’altro lato della strada, il Crespi. Il campo. I treni. Il fango. I ragazzini. Il rugby ovunque. Dappertutto. Negli occhi. Dappertutto. Nelle frasi. Dappertutto. Tra le parole. Di quelli che entrano. Di quelli che portano lì quel po’ di se stessi. Che poi cedono agli altri.

Un club. Un gruppo di persone. Un gruppo di amici. Una passione. Le storie. I ricordi. E le partite. Le coppe. E le foto alle pareti. A ripercorrere il passato. Dappertutto. Negli occhi. Dappertutto. Nelle frasi. Dappertutto. Tra le parole. Generazioni. Di rugbisti. Dal più ragazzo. A quello meno. Seduti sulle panche. Allo stesso tavolo. A ribadire da dove è cominciata. Come vive. E come proseguirà questa storia così ovale.

Leggi tutto...

Ragazzo innamorato

venerdì, 27 marzo 2015

 

Conosco un ragazzo. Che tutt’oggi vive un’intensa, appassionata, storia d’amore. Ragazzo innamorato. Così come lo è da oltre trent’anni. Che se non lo fosse, se non fosse così innamorato, non potrebbe mostrare quella caparbia, ostinata, irriducibile costanza, che lo porta ogni giorno a rincorrere un sogno.

Rincorrere un sogno. Quel sogno che lo rende insaziabile. Che lo tira giù dal letto la mattina presto. E che anche nelle giornate di pioggia, di vento, di freddo, di caldo assolato,  lo spinge ad insistere. A provocare. Ad accendere l’entusiasmo. In quei ragazzi che a volte quel sogno, l’hanno quasi smarrito.

Così, ogni volta, ogni giorno, da tanto tempo, per lui è sempre come quella prima volta. Come quel primo appuntamento. Quel primo sguardo accennato. Il primo rapido, timido bacio, così bello che pareva rubato. Le prime risate. E le rincorse con i pensieri ad inseguire se stessi. Lui e il suo amore.

Leggi tutto...

Padri

sabato, 29 novembre 2014

 

Avevi un padre. Poi ti ritrovasti ad averne due. Uno che stava lontano ed uno con cui vivevi. Quello lontano non lo rivedesti mai più. Anche perché quando ci provasti, non arrivasti in tempo. Era già li, dentro. Dietro una piccola parete in muratura a cui avevano incollato una lastra in marmo.
Hai una sua foto in bianco e nero, sulla mensola accanto al letto, in cui ti tiene in braccio e sorride, ha una camicia a scacchi, quel ciuffo bianco tra i capelli castani e guarda diritto, verso te, fiero di quel marmocchio dalle guance pacioccone e le labbra impiastrate di cioccolato.

Quello con cui vivevi, quasi non lo conosci. Quello che avrebbe dovuto crescerti e spiegarti cosa farne di questa tua vita. Che avrebbe dovuto prenderti per mano. Così come tra un padre e un figlio. Quello da cui ti aspettavi un sorriso, una pacca sulle spalle, un bravo quando tornavi a casa con un bel voto.  Quello che si rinchiudeva in se stesso, nei suoi pensieri, nella sua vita precedente, di un’altra storia, di un’altra famiglia, forse, di altri figli. Quello che non sei riuscito mai ad abbracciare veramente. Con cui avresti voluto, almeno una volta, parlare. Quello che non sei riuscito mai a chiamare: papà.

Leggi tutto...

STORIA DI WALTER

lunedì, 15 dicembre 2014

 

...sarebbe dovuto uscire nel dicembre duemilatredici... ma il giornale chiude, fallisce...questa storia, riassunto di una lunga chiacchierata tra noi...tra me e lui ... rimane in un cassetto ... Walter ... uno di noi...ciao ...

 

STORIA DI WALTER

Rimase affascinato da quel filmato che gli fecero vedere a scuola, in prima media. In un campo da gioco simile a quello da calcio con le porte senza rete i cui pali non si fermavano all'incrocio con la traversa ma proseguivano paralleli verso il cielo. In cui dei ragazzini con le maglie a bande bianche e rosse giocavano con una palla ovale seguendo le istruzioni dell'allenatore.
Quel filmato era girato in francese e l'allenatore era Pierre Villepreux.
Era il ‘76 e per Walter fu il primo contatto con il gioco che divenne la sua passione per tutta la vita.

Si convinse subito a provare al campo e gli allenamenti a quei tempi si svolgevano al campo dei preti, dietro le case popolari dell'UNRRA Casa, dove il campo era terra dura e nelle giornate di vento la polvere volava negli occhi e in bocca.
Dopo quel primo allenamento Walter, dieci anni, iniziò a giocare e smise solo ai trenta, quando il titolare dell'impresa in cui lavorava gli pretese di smettere. Seppur controvoglia non potendo più rischiare di assentarsi dal lavoro e si sa che nel rugby capita di dover recuperare e il lunedì è sempre il giorno peggiore, Walter,si arrese e smise di correre con l’ovale tra le mani.

Leggi tutto...

Vecchie ciabatte

giovedì, 25 settembre 2014

 

Ci sono ragazze che lo saranno per sempre. E sorrisi che pur se nel volto segnato dal tempo scappato di donna oramai matura, sapranno sempre di giovane entusiasmo. Ci sono madri che sono ancora ragazze. Che il pretesto di ritrovarsi per una volta sola all’anno su un campo, serve loro a riviversi. Anche se per un giorno soltanto.

Come se quei trent’anni prima, scorressero a ritroso in un battibaleno d’una calda mattina di settembre. Tuffandosi in quei soliti passaggi all’indietro, lasciandosi andare agli scatti e le corse brevi e infinite, quasi come quelle d’una volta. Anche se il fiato e le gambe non son più le stesse, e la maglia di qualche taglia in più.

Leggi tutto...