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domenica, 30 gennaio 2011

 

Sentivo ancora la morsa delle loro mani sulle gambe. Sui fianchi. Che strappano. Che tirano.

Sulla pelle. Mani sudate disperate aggrappate. Nervi contro nervi. Come volessero separare quella parte di me dal resto del corpo.

Quel giorno io segnai.

Ne sono sicuro.

Con il mio volo atterrai oltre la linea di meta, depositando a terra quella palla che l’ala alla mia sinistra, dopo una lunga, estenuante corsa, con un rapido passaggio, mi offrì.

Ne sono sicuro.

Mi placcarono al volo. Mentre precipitavamo insieme, per un solo attimo i miei occhi fissarono quelli di un uomo che si capiva trattenesse in quel momento il respiro per l’angoscia.

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Rugby, Nuoro, una festa!

lunedì, 27  giugno 2011

 

Dovete sapere che a Nuoro c’è un gruppo di amici che ogni anno per ricordare uno di loro che non c’è più, organizza una festa. Una di quelle che chiamano “memorial”.

E anche questa volta la festa c’è stata, ed è riuscita bene.

Campo Coni. Caldo. Come sempre il ventisei giugno. Io arrivo la domenica ma la festa c’è già dal giorno prima. La sera precedente mi raccontano poi, grande concerto all’Anfiteatro. Lì. Vicino al campo. A concludere la prima giornata in ricordo di Pierpaolo.

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Un giorno a Torregrande

lunedì, 8 agosto 2011

 

Questa  volta ciò che divide il fazzoletto di spiaggia dal  resto della terra è una striscia di pvc bianca e rossa.

Di quelle per delimitare i lavori in corso.

Che ad ogni uscita laterale si spezza e bisogna legarla, stirandola sempre di più.

Sino ad aggiungere un ulteriore nodo.

Anche perché ad ogni uscita laterale con la palla, rotolano, arrotolati uno all’altro, anche i contendenti. Infilandosi tra la striscia in pvc e la sabbia.

Ragazzi. E ragazze.  Che giocano sull’arenile. A rugby.

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Noi del beach

domenica, 17 luglio 2011

 

Beach rugby. Due vocaboli inglesi. Beach? Spiaggia! Rugby? Rugby!

Già! La seconda non si traduce. La seconda, oltre ad essere una cittadina britannica della contea di Warwickshire, è la parola che si utilizza universalmente per definire quello sport dove, così può apparire a prima vista ad un profano,  ci si abbraccia tra compagni e avversari nel tentativo di impadronirsi di una strana, curiosa, palla ovale.

Quello sport che si gioca in campi fangosi, terreni erbosi, sintetici. E in estate per non smarrire l’abitudine, si gioca in spiaggia.

Ed ecco, beach, appunto.

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Volete mettere la C ?

venerdì, 23 dicembre 2011

 

Già, … ma volete mettere la C? Per C si intende il campionato!
Quello che sa di polvere e sassi. Di anni settanta. Di trasferte arrangiate. Di auto stipate di borse e di uomini.

Quello dove spesso il campo è in periferia. Così tanto che quasi sta nel territorio del comune affianco. Infilato tra campi di carciofi. Senza strada di accesso. Calato proprio lì, in quel punto della terra, dal cielo. Con il perimetro delimitato dalla rete a poco più di un metro dalla linea di touche.

Che spreco! Potrebbe essere anch’esso un bel carciofaio. Così sembrano dire e sicuramente lo pensano, i coltivatori dei terreni vicini, osservando quanto poi accade in quel, nel vero senso della parola, fazzoletto di terra.
In compenso tra erbette selvatiche varie, muschio, cicorie e delicati spuntoni di selce, il campo appena tosato pare proprio quasi un verde manto erboso.

Se poi lo vedi quando è tracciato. Le sue belle linee. Dritte e bianche. Le acca in tubi innocenti. Dalle braccia magre e corte. Sarà che il materiale era tutto lì, forse non abbastanza per realizzarle della misura esatta.
Tanto che i guardalinee ad ogni calcio, disegnano nel cielo,  qualche metro per braccio in più.

Quando le squadre entrano in campo, noti allora, quanto sia vero quel che si dice riguardo a questo sport.
Lo sport che possono praticare tutti.

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