Raccontare una partita di rugby

domenica, 25 gennaio 2009

 

Raccontare le emozioni che si provano, dal momento che quella semplice palla ovale, dal piede del mediano di apertura avversario, arriva veloce quasi per incanto tra le tue braccia, sino al momento del fischio finale, dell’abbraccio dei compagni, del corridoio, del saluto al pubblico. Sentirsi la schiena a pezzi, felice di aver giocato, poi vinto o perso, comunque soddisfatto, rincorrere le azioni di gioco, ad occhi chiusi, sotto il getto della doccia. Quindici volti contro quindici. Le mascelle che stringono decise il paradenti. La fronte imperlata di sudore e i pensieri che volano, oltre quella linea bianca, oltre il campo, si mischiano al pubblico che sta lì, che quando c’è da spingere, spinge con te, si schiera in mischia e spinge, sfregando anch’esso le proprie orecchie con quelle dell’avversario, cercando di aggrapparsi con le dita a quelle maglie a strisce che hanno colori diversi dalla tua e sentire il fiato di quella gente come se ti respirasse accanto. Raccontare una partita di rugby.

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Cronaca di una finale

lunedì, 25 maggio 2009

 

Finalmente il fischio di inizio. Voglia di provarci con tutte le forze. Dopo la trasferta in veneto di una settimana prima, dopo quel blackout, quei 23 minuti di follia. Quando il sole di Mira, impietoso, cuoce le facce dei ragazzi sardi e dissolve quel sogno tanto inseguito. Primi nel proprio girone con il punteggio record di 99 punti, che nessun’altro club è riuscito a raggiungere. Squadra schiacciasassi la nostra. Determinata. Cosa succede al cinquantasettesimo di quella prima partita? La squadra capoterrese sbanda, perde l’equilibrio, non placca, smarrisce gli schemi tra quelle maglie a strisce verdi e blu. Forse troppa la tensione, troppe le attese, forse troppi loro, dappertutto.

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Finalmente si ricomincia

domenica, 30 agosto 2009

 

… E ancora soffia il maestrale. In questa torrida estate. Ancora pochi giorni … poi si riparte. Sentire le urla addosso, il brusio degli spalti gremiti, l’ansia nell’attesa del match, tutto questo già ci manca.

Ad una manciata di settimane da quel pomeriggio, da quella partita, quella difficile rincorsa a cercare di acciuffare all’ultimo istante, il filo di un aquilone che stava per volare via. Negli occhi ancora riflessa l’immagine di quel cerchio nero-verde di ragazzi veneti che si abbracciano a centrocampo. Ancora nella mente, il ricordo di quei cinque minuti negli spogliatoi quando, sotto la doccia scorrono veloci le innumerevoli azioni, gli scatti, le folate lungo la linea laterale, le mischie, i voli in meta. In cinque minuti il film di un campionato indimenticabile. Dopo la doccia, il terzo tempo. Sulla faccia di tutti lo sguardo stanco, provato dalla fatica, ma sulle labbra, il sorriso di chi ce l’ha messa tutta.

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Play off

lunedì, 06 aprile 2009

 

Play-off. Ci siamo. A tre giornate dal termine l’Amatori Rugby Capoterra è primo in classifica e matematicamente nella fase finale del campionato nazionale di serie B. Dopo una dozzina di estenuanti trasferte tra attese in aeroporto e lunghi viaggi in pullman, dopo infinite mischie, esaltanti touche e incredibili maul, dopo decine di calci tra i pali, in mezzo a quell’acca così grande le cui due estremità non smettono mai di percuotersi al vento, dopo le fughe lungo la linea laterale e i tuffi a saltare e sbattere a terra l’ovale oltre quella linea bianca, dopo tanti duri allenamenti e tanti innumerevoli sacrifici. Dopo tutto questo e tanto altro ancora che sarebbe praticamente impossibile descrivere, in quest’anno caratterizzato dai tanti episodi che hanno fatto di questa, una stagione sportiva veramente particolare.

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Il nero e l'azzurro

lunedì, 16 novembre 2009

 

Il palcoscenico è pronto. Un catino con i quattro lati composti da uomini,donne, giovani e anziani, da maglie azzurre e maglie nere ed il fondo giù in basso, morbido, soffice, di erba verde. Prima che lo spettacolo inizi, dopo l’inno di entrambe le squadre, ecco l’Haka. Per pochi minuti il campo da gioco e gli spalti vengono pervasi dal profumo di terre lontane, profumi dell’altra parte del mondo. Le facce, le braccia e le mani, il corpo e la lingua, gli occhi, lame sottili che perforano lo sguardo.

Ka mate, Ka mate! Ka ora, Ka ora!

È la morte, È la morte! È la vita, è la vita!

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