Questo nostro rugby

domenica, 28 febbraio 2016

 

Questo rugby che ci fa sognare. E che ogni volta, all’ottantesimo, ci fa disperare. Questo rugby che riempie l’Olimpico e quasi lo straripa. Di un tifo speciale. Dell’azzurro. Di sciarpe e cappellini. Del sorriso felice di ragazzini che vivono finalmente un sogno. Questo rugby che sa di Parisse. Di Canna. Di Campagnaro. Di un tecnico francese che se ne sta andando. E di un altro irlandese che a breve, molto presto, arriverà.

Una storia che ne ricorda un’altra e un’altra e un’altra, già vista. Una musica già ascoltata. E noi che comunque, dopo cinque minuti abbiamo già scordato anche quest’ultima sconfitta. Perché? Ma perchè ci piace, questo rugby. Anche se ci piace un po’ meno quel cucchiaio ancora, da aggiungere alla collezione. Perché è questo rugby che ci fa sentire così. Che ad ogni fischio dell’arbitro ci fa vivere, morire e rinascere.

 

Si dice che chi è rugbista una volta lo è per tutta la vita. Pertanto non illudiamoci. La malattia l’abbiamo contratta quella prima volta, quando inavvertitamente abbiamo messo gli occhi su una palla a due punte. Da quel momento abbiamo salutato tutti i titoli mondiali. Quelli che ogni tanto riusciamo a portare a casa con gli altri sport. Eppure lo sapevamo. L’avevamo già capito. Ma la malattia, oramai, ci aveva preso con se.

Questo rugby che a volte sa proprio di sfiga. Ed altre di ingenua inesperienza. Perché poi ci giustifichiamo. Ché noi, è da meno tempo che ci giochiamo. Che loro, gli anglosassoni, sono quelli che l’hanno inventato. Ché tant’è lo insegnano anche a scuola. Così, quindi, ci viene da suggerirlo anche alle nostre scuole. Sarebbe educativo. Peccato che qui da noi, ancora non riteniamo lo sport, una materia scolastica.

E così vorremmo essere un po’ maori. Oppure un po’irlandesi. O essere cresciuti a Llanelli, respirando l’odore del rugby e del fango tra campo e miniera. Questo, quando scendiamo in campo e ci accorgiamo di quanta sia ancora la distanza tra questo nostro rugby e il loro. Questo nostro rugby un po’ siciliano e un po’ veneto e toscano e sardo e laziale e lombardo e belin, un po’ scugnizzo. Questo nostro rugby italiano.