Ma lo sport non è guerra

domenica, 27 luglio 2014

 

A volte quando si parla di un match, di una partita, la si paragona ad una battaglia. Ma lo sport non è  guerra. Quella parola, battaglia, per i tanti conflitti che angosciano il pianeta, il suo utilizzo quotidiano purtroppo frequente, la rende un termine sgradevole, figuriamoci se accostato, impropriamente, ad un evento di sport.
In ambito sportivo, per battaglia, si vuole intendere, contrapposizione, lotta, contesa, un confronto, possibilmente ad armi pari e anche qui la parola, armi, non ci sta a far nulla. Ancora una definizione fuori luogo,  un’espressione non adatta. Sì, perché poi ad un bambino che vocaboli gli fai percepire? Quali sono i modi di dire che imparerà ad usare? Perché accostare lo sport alla guerra?

Sinonimo della parola sport è: gioco, passatempo, divertimento … ed è così che andrebbe sempre definito quell’attimo di svago, di aggregazione, che ti fa sentire parte di un gruppo, e a volte ti fa trepidare e stare con il fiato sospeso sino all’ultimo minuto, che  ti fa gioire e soffrire, che ti coinvolge e ti fa sperare, che ti rende consapevole di quanto sia necessario, lo sport. E ti insegna a rispettare l’altro, il tuo avversario, non il tuo nemico.
Altrimenti un ragazzino può confondersi. Può anche pensare che la guerra sia uno sport. Può, per assurdo, considerare che la guerra sia un gioco, un passatempo, un divertimento. Come quella dei videogiochi che quando miri il bersaglio, l’uomo che dal monitor spara verso te, una volta colpito, finita la partita, alla successiva è di  nuovo lì, in piedi, pronto ad iniziarne un’altra.
Ed invece non è così. Ricordiamocelo, non è così. Ricordiamocelo, noi, genitori, appassionati, tifosi, noi che scriviamo, che raccontiamo, noi che descriviamo con le parole, di utilizzare sempre quelle giuste, quelle adatte a narrare lo sport per quel che in effetti è:  un gioco, un passatempo, un divertimento. Pensando a quei ragazzini che vivono sotto lo stesso cielo,  che vorrebbero giocare insieme ma che una guerra assurda divide.