Quando giocammo con gli All Blacks

domenica, 4 novembre 2012


“Sono uomini come noi.”
Carwyn, tranquillo. Seduto negli spogliatoi, spiega.
Padova è lì fuori. Il mondo è lì fuori.
Tribune colme.  Profumo d’autunno.

“ Non preoccupatevi, ripeto, sono uomini, come lo siamo noi.”
Nel silenzio dei nostri sguardi solo la voce del gallese.
Lui che li ha già battuti.  Che ama la letteratura quanto la palla ovale.
E in questo momento prova a rassicurarci. Ci calma. Anche se  la tensione è forte.

 

Manca veramente poco.
Appena più di un attimo.
Il brusio della gente si insinua attraverso le porte e i corridoi dell’Appiani.
Sino ad arrivare qui.
A ribadirci che sta per iniziare.

Ma non è timore quel che abbiamo.
No, è solo il nervosismo di chi sta per giocare con i più forti.  
La preoccupazione di chi sa che può perdere con parecchi punti di scarto.

Stiamo entrando in campo.
Noi, divisa bianca e una banda azzurra sul petto.
Loro, tutti neri, colletto bianco e felce d’argento.
Ci sfidano. La danza maori. Moltitudine di persone. Migliaia. C’è anche la televisione.
Il cuore batte così forte che mi sembra di sentirne i colpi contro il petto.

Giochiamo.
E non siamo poi così male. Alla prima mischia non cediamo di un millimetro.
Passa più di mezzora prima di subire una meta.
E Nello dopo cinque minuti pareggia il conto, tuffandosi in mezzo ai pali.

Carwyn, in panchina, ribadisce a voce alta: “Il rugby è un gioco del pensiero”.
Già.  E pensare che nessuno avrebbe scommesso una lira.
Eppure alla fine del primo tempo siamo pari.

L’entusiasmo di oltre ventimila persone si fa sentire. Indimenticabile.
Di quel sabato di ottobre non posso scordare il colore del cielo.
Dove butto lo sguardo alla fine. Quando la partita è terminata.


Quando anche se abbiamo perso.
Abbiamo perso per poco.
Di otto punti.
E so che in quel frammento di storia, quel giorno, quando giocammo con gli All Blacs, c’ero anch’io.


22 ottobre 1977
Stadio Appiani Padova
XV del Presidente vs All Blacks
risultato finale 9-17


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